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Libri da tasca & E-books

Gli immigrati digitali, nati e cresciuti al profumo d’inchiostro o al massimo della macchina da scrivere, ricorderanno i libri da mille lire usciti a partire dal 1989 per i tipi di Stampa Alternativa: una vera rivoluzione, visto il successo editoriale che accompagnò la collana per tutti gli anni novanta del secolo scorso. In realtà quell’iniziativa rilanciò in grande il supplemento-libro, allegato al quotidiano o alla rivista di turno: vennero poi le imitazioni de “L’Unità”, con Pirandello e i poeti del Novecento; le collane dei classici italiani, e altro ancora. Agli inizi della rivoluzione digitale – almeno in Italia – il libro sembrò dotato di una straordinaria capacità di rinascita, di “risemantizzazione”, anche in un contesto che a prima vista pareva sfavorevole. Il destino del libro, per usare il titolo di un saggio di Alberto Cadioli, pareva smentire alla grande i detrattori della civiltà cartacea, e rilanciava i fautori del sedicesimo, gli appassionati della brossura.

Da allora la polvere ha continuato in modo inesorabile a depositarsi sui libri e sugli scaffali di incalliti bibliofili e lettori, che nel frattempo si sono convertiti (ma davvero?) all’e-book e alle biblioteche on-line stile liber-liber. Esigenze di turno e, complice, una complessa revisione dei meccanismi dell’insegnamento, il libro digitale affianca il libro cartaceo sulle scrivanie degli insegnanti; talvolta, a seconda delle situazioni, lo sostituisce – e in maniera quanto mai utile (si pensi alla critica del testo, alle ricerche con gli operatori booleani, alle grandi banche-dati testuali) – per poi alternarsi alla dimensione cartacea. Probabilmente sarà una convivenza più lunga di quanto si possa immaginare: i libri da tasca o da viaggio che già popolavano, manoscritti, le strade del medioevo e dell’età della stampa, complice da ultimo Aldo Manuzio, sono ancora oggi vivi e vegeti sugli scaffali degli adolescenti, che iniziano così a costruire le loro piccole biblioteche personali.

Tuttavia oggi il libro da mille lire, o meglio da un euro, può essere l’occasione per un lavoro didattico sulla scrittura collaborativa, in classe e nei blog che attraversano la rete con le loro proposte più o meno accattivanti. Sebbene l’e-book sia un’idea che risale al Progetto Gutenberg di Michael Hart agli inizi degli anni settanta, solo verso la metà dei novanta si cominciano a percepire le potenzialità del prodotto e gli sbocchi di mercato, che rimangono comunque assai ristretti ad una cerchia di specialisti. L’e-book è ancora troppo complesso da gestire, vista anche una tecnologia non in grado di supportarne la pratica d’uso: bisogna dunque aspettare il nuovo secolo per vedere la piena affermazione del libro digitale, anche grazie ai dispositivi mobili e alla tablet-mania dell’IPad.

Se accanto all’editoria tradizionale si è affiancata quella digitale è anche merito delle varie piattaforme gratuite che consentono la creazione “personale” di e-books e di enhanced-books, l’ultima frontiera – in ordine di tempo – dell’universo libro. Un esempio? Calameo, che permette a chiunque di pubblicare on line il proprio libretto personale, il proprio shared e-book, condiviso in rete con amici e allievi: la classe diventa tipografia digitale, circolo letterario, laboratorio di critica, di decostruzione del testo e di interpretazione. Non è poco, e non è soltanto teoria.

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