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Severino Boezio

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Appartenente a una ricca e influente famiglia aristocratica romana, Boezio diventò egli stesso console nel 510, incarico dovuto a Teodorico, re dgli Ostrogoti, alla cui corte Boezio venne ammesso con importanti incarichi culturali e amministrativi. Tra il 502 e il 507 si cimentò nelle discipline del quadrivium componendo i trattati De institutione arithmetica, De institutione musica, De institutione geometrica e De institutione astronomica. Successivamente tradusse e commentò le Isagoge di Porfirio e iniziò un vastissimo studio intorno all’opera di Aristotele, di cui tradusse e commentò le Categorie, il libro Dell’interpretazione, gli Analitici primi, gli Analitici secondi. Intorno al 513 scrisse i trattati De syllogismis categoricis, De divisione, Introductio ad syllogismos categoricos, cui seguirono il De hypotheticis syllogismis e i commenti ai Topici di Aristotele e ai Topici di Cicerone. Verso il 522 Boezio si dedicò alla stesura di alcuni libri teologici (De Trinitate, De fide catholica) e assunse, presso l’amministrazione di Teodorico, la carica annuale di magister officiorum. Ingiustamente accusato di aver fatto parte di una macchinazione ai danni dell’imperatore, Boezio viene imprigionato a Pavia, agli inizi del 524. Vani furono anche i tentativi di appellarsi alla clemenza di Teodorico, oramai ostile verso la nobiltà romana di cui Boezio era esponente. In carcere, pochi mesi prima di essere condannato a morte, compose di getto la sua opera più famosa, il De consolatione philosophiae, in cui l’autore immagina di essere visitato durante la prigionia dalla Filosofia stessa, e di avere da lei ricevuto il sollievo per sopportare la triste condizione di prigioniero. L’opera è composta in latino nella forma del prosìmetro, ed è divisa in cinque libri. Nel I libro Boezio è assistito in carcere dalle Muse, alle quali racconta la propria dolorosa vicenda, quando a un certo punto gli appare la Filosofia nelle vesti di una donna dall’aspetto maestoso e solenne. Dopo aver mostrato che la natura del male consiste nello smarrimento del vero fine dell’uomo, Boezio affronta il tema della Fortuna, mostrando quanto sia sbagliato affidarsi unicamente a questa cieca potenza in quanto la precarietà e il carattere effimero dei beni terreni possono arrecare soltanto una gloria vana e momentanea. Autore multiforme e capace di spaziare su numerosi terreni, il pensiero di Boezio è stato al centro di interpretazioni spesso contrastanti: ora celebrato come un anticipatore della Scolastica medievale (Gilson), a causa del suo spiccato interesse per la logica aristotelica; ora invece condannato per una «scarsa originalità» delle proprie sintesi (Bréhier), in quanto frutto di un semplice sincretismo di fonti precedenti. La fortuna e il successo della Consolatio Philosophiae è testimoniato dall’elevato numero di manoscritti diffusi in tutta Europa tra il X e il XV secolo: il Courcelle, uno dei massimi studiosi dell’opera boeziana, ne ha recensiti un centinaio, a conferma di una ricca e fruttuosa penetrazione di questo testo nel pensiero e nella cultura del medioevo.