Il romanzo

Tra il capitolo del Pranzo, il settimo per l’esattezza, nelle Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri (1816), e alcuni stringati giudizi di Leopardi sui Promessi sposi, consegnati alla prosa privata delle lettere, si colloca in gran parte il nascente dibattito italiano sul nuovo genere del romanzo. La difesa del Borsieri contrasta con l’austero e tiepido distacco con cui Leopardi riferisce «del romanzo di Manzoni» del quale il poeta ha «solamente sentito leggere alcune pagine»: piú attento semmai a difendere le proprie Operette dall’attacco del Tommaseo, da Firenze, in una lettera del 23 agosto 1827, egli spiega all’editore Stella «che qui le persone di gusto lo trovano molto inferiore all’aspettazione. Gli altri generalmente lo lodano». E la sentenza è ancora piú lapidaria appena pochi giorni dopo, quando al Brighenti scrive: «Qui si aspetta Manzoni a momenti. Hai tu veduto il suo romanzo, che fa tanto romore, e val tanto poco?».

Sebbene non direttamente coinvolto dalla polemica classico-romantica, Manzoni non restò immune dalle discussioni sull’estetica letteraria che videro al centro molti dei suoi amici milanesi, loro invece profondamente assorbiti dalla battaglia sui generi e sulle forme della letteratura moderna. Mentre il poeta e il drammaturgo si dedicava agli Inni sacri e al Conte di Carmagnola, sulle colonne delle due maggiori riviste del momento, la «Biblioteca italiana» e il «Conciliatore» (ma non si dimentichi il ruolo di molti altri fogli periodici, piú o meno autorevoli, dallo «Spettatore» al «Corriere delle dame» alla «Gazzetta di Milano»), un posto di primo piano andava assumendo il dibattito intorno al genere romanzesco, e al romanzo storico in particolare. In difesa del romanzo quale «moderna epopea borghese», scartando fin dall’inizio la pericolosa definizione di genere corrotto e corruttore, Pietro Borsieri scrive nel 1816 le Avventure letterarie: da questo primo importante documento, la questione classico-romantica è diventata anche una battaglia contro o a favore del romanzo.

Nello scritto di Borsieri il commento si sposta dallo Jacopo Ortis al panorama del romanzo europeo: «Noi non siamo i greci e vogliamo averne. E a chi osi tu dire che i romanzi non dilettano? A noi altri tutti che non facciamo che leggerne, e che ce ne dilettiamo non meno dei tedeschi, degli inglesi e dei francesi? Ma! è un genere anfibio. Bella parola! I libri, mio caro, non hanno distinzioni né di sesso né di specie; e quando non annoiano sono tutti d’un ottimo genere; sai bene che la sentenza è vecchia».

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