Dal manoscritto al capolavoro

Lo studio delle forme letterarie si avvale tradizionalmente di manuali e antologie da cui tuttavia non si percepisce come la tradizione poetica si sia sviluppata attraverso la trasmissione del testo scritto, avvenuta in condizioni difficili e presso il pubblico ristretto delle élites intellettuali e aristocratiche. La dimensione operativa e materiale del testo letterario e il costante lavoro di revisione e correzione dell’opera avvengono all’interno di un complesso “laboratorio dello scrittore” e non riguardano soltanto le forme della lirica ma anche della prosa narrativa, dalla novella al romanzo. La possibilità di utilizzare in formato digitale la riproduzione fotografica dei manoscritti di opere antiche e moderne consente di avvicinare gli alunni alla dimensione operativa della composizione letteraria e di percepire il lungo e denso lavoro che accompagna la costruzione della pagina.
Il confronto con i testi letterari nel loro contesto storico è una delle caratteristiche specifiche della nostra scuola secondaria: il primo contatto con questa dimensione diacronica delle opere letterarie – in genere con i grandi capolavori degli scrittori italiani – avviene nella secondaria di primo grado, ed è anche disciplinata dalle Indicazioni nazionaliche precisano le finalità, l’orizzonte di senso e la prospettiva didattica dell’insegnamento letterario.

Quello della storia della letteratura è sempre stato un paradigma centrale nella scuola italiana: anche grazie al contributo di una manualistica più aggiornata e attenta alle nuove istanze della critica letteraria esso è stato sottoposto più volte a verifiche problematiche e a contaminazioni metodologiche nell’intento di attivare una revisione globale o quanto meno una rilettura dell’approccio storiografico e cronologico attraverso l’intreccio di altre modalità di lavoro che hanno riguardato la didattica (la programmazione per moduli, il lavoro di gruppo, l’apporto delle tecnologie) e le stesse scelte di contenuto e di canone.
Accanto alle categorie dell’immaginario e alle sue molteplici sfaccettature – l’approccio metaforico di Ernst Robert Curtius, quello archetipico-mitologico di Northrop Frye, la teoria dei macrosegni letterari di D’Arco Silvio Avalle, gli apporti della psicanalisi – una delle tendenze più significative della critica novecentesca è stata quella di una riconsiderazione del testo letterario inteso come il prodotto di un lungo lavoro di correzioni, varianti, aggiustamenti d’autore.
Di fronte alla proliferazione del testo digitale, in quella fase di interpolazione ricordata recentemente da Raffaele Simone (Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Milano, Garzanti, 2012, p. 114) come uno dei rischi per il destino del libro e dell’opera letteraria, il recupero della dimensione cartacea – seppure nella veste inconsueta del learning object – può rappresentare un’occasione per riflettere sulla storia delle forme testuali, sul loro divenire, sulla loro natura iniziale di oggetti materiali, fatti di carta e inchiostro, che nascono faticosamente nel laboratorio dello scrittore attraverso una serie di passaggi affatto scontati nel panorama della cibercultura contemporanea.
Si tratta, in questo caso, di leggere il passato con gli strumenti del presente: non tanto di emettere giudizi di valore – che sarebbero inadatti a comprendere e interpretare la complessità di questo fenomeno – ma di allargare e conoscere i molteplici aspetti della scrittura in ogni sua direzione, da quella letteraria a quella della comunicazione e dell’informazione in senso più ampio.
La mediasfera letteraria è tuttavia un dato di fatto: lo è da alcuni anni anche con manifestazioni interessanti, con risorse preziose, attraverso linguaggi nuovi, opportunità che possono effettivamente rinnovare lo studio e l’insegnamento delle opere letterarie. Il ruolo e la funzione dell’insegnante sono quindi determinanti per condurre la classe ad una riconsiderazione del testo nella sua duplice natura: quella ibrida, cartacea e digitale di oggi, e quella esclusivamente cartacea che si è affermata e consolidata per secoli; quella perfettamente “formattata” e “giustificata” – secondo la terminologia in uso del mondo dei word processors – e quella piena di correzioni, revisioni, pentimenti, tipica invece dell’uomo di lettere, dello scrittore-umanista alle prese con gli scartafacci di continiana memoria.

Come nasce, allora, un testo letterario? È il prodotto di un’intuizione spirituale – come una lunga tradizione ci ha erroneamente tramandato – o è invece il frutto di un lavoro che l’autore conduce sulla parola e sulla scrittura, e quindi sulla lingua?
Come sono state elaborate e trasmesse le opere letterarie che troviamo riprodotte nelle antologie scolastiche o nelle edizioni economiche che acquistiamo in libreria? In che modo gli scrittori le hanno realizzate, e attingendo a quali modelli? E soprattutto, come possiamo utilizzarle in classe per condurre un efficace progetto di conoscenza del patrimonio letterario italiano?

Il percorso intende proporre una serie di testi poetici e narrativi attraverso tre nuclei principali che si distinguono per i livelli di difficoltà e che dal Novecento (Saba, Eco, il romanzo giallo) scendono a ritroso nel tempo fino alle novelle di Boccaccio e alla poesia di Cavalcanti, attraversando il territorio della fiaba, il mondo fantastico dell’Ariosto, il Romanticismo di Leopardi e Manzoni.

Unità didattica per la classe

 

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